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Oftalmico di Torino, fermiamo lo spezzatino e torniamo all’integrità dei suoi servizi d’eccellenza

“La sanità privata non è Belzebù”, ha affermato l’Assessore regionale Icardi ieri a margine del dibattito sul tema in Consiglio regionale. Condivido totalmente e ritengo che la sua recente apertura ad un maggiore coinvolgimento del mondo privato nell’erogazione dei servizi sanitari alla cittadinanza sia da sostenere. Ciò, non per sostituire il servizio pubblico o per fare un favore a chicchessia. Ma per migliorare la sanità piemontese, già eccellente dal punto di vista delle prestazioni e del personale medico, introducendo finalmente elementi di efficacia e di efficienza organizzativi, che possono affermarsi solo attraverso una sana competizione.

Proprio quell’efficacia e quell’efficienza organizzativa che, ad esempio, è stata azzerata con la scellerata decisione della precedente Giunta regionale di centrosinistra di smembrare una struttura – guarda un po’! – pubblica, come l’Ospedale Oftalmico di Torino, uno dei più importanti centri per la terapia medica e chirurgica della retina, per i trapianti di cornea, per lo studio del glaucoma, per l’ortottica, per l’oncologia oculare e per le maculopatie rare oftalmologiche; ma soprattutto un’eccellenza italiana, riconosciuta anche a livello mondiale dalla World Association of Eye Hospitals (WAEH), al pari di altri famosi ospedali oculistici monospecialistici come il National Eye Centre di Singapore, l’ospedale Oftalmico di Rotterdam, il St. Eriks Eye Hospital di Stoccolma e il Moorfields Eye Hospital di Londra.

Quella fu una decisione assurda, soprattutto in presenza di una (allora) recente e completa ristrutturazione della struttura di via Juvarra, all’avanguardia sia per l’organizzazione degli spazi, sia per la sicurezza. Ristrutturazione che ha gravato per alcuni milioni di euro sul bilancio regionale e che, oggi, rischia di rappresentare uno spreco di risorse dei contribuenti.

All’integrità dell’Oftalmico, la sinistra ha invece opposto lo spezzatino delle attività, prima svolte in una sola sede, indirizzandole anche al San Giovanni Bosco e alla Città della Salute, e determinando così ulteriori costi per i lavori di adeguamento dei nuovi locali e per le nuove attrezzature.

A ciò, come era facilmente prevedibile, si è aggiunto il disagio arrecato ai cittadini, costretti a richiedere servizi e competenze in più presidi molto distanti tra loro. E, ultimo ma non meno importante, la “fuga” dei migliori primari nell’organico dell’Oftalmico verso le strutture private operanti in Città. Sono, infatti, numerosi i dirigenti medici di primo livello che, proprio negli ultimi tempi, hanno fatto domanda per trasferirsi altrove, come pure è emerso dal dibattito consiliare.

Se (anche) ciò avvenisse, sarebbe l’ennesimo depauperamento della sanità pubblica. Tuttavia, questo epilogo si può scongiurare evitando di lasciare l’Oftalmico in mezzo al guado: occorre intervenire subito per ripristinare l’integrità e l’unicità del presidio, tenendo fede alle promesse fatte in campagna elettorale.

Sono certo che il centrodestra che governa la Regione Piemonte e che si appresta a competere per la guida della Città di Torino saprà farsi carico di valorizzare una delle punte più avanzate della nostra sanità, mettendo fine a questa insostenibile situazione.